Il tocco digitale arriva anche nell’edilizia!

Come molti altri settori, anche l’edilizia si sta trasformando, evolvendosi. La progettazione che aveva come unico strumento l’intelletto umano, trova altre strade. Competenze e conoscenze si sono andate via via assottigliando distribuendosi nelle varie figure professionali. Oggi ci sono i gigabyte a sostenere l’ingegno umano.
Da un po’ di tempo a questa parte, infatti, si sente parlare di BIM…ma cos’è esattamente? Innanzitutto è l’acronimo di Building Information Modeling e si riferisce alla radicale trasformazione digitale che sta investendo l’universo delle costruzioni. Una piattaforma di progettazione digitale che consente di condividere i dati tra tutti gli attori del processo, così da poter anticipare gli effetti del progetto in cantiere e riducendo gli imprevisti spesso alla base della lievitazione dei costi.
Un nuovo e complesso modo di concepire e attuare il project management dei cantieri. La tecnologia aiuta, approfondisce, articola problematiche e prospettive. Cos’è esattamente? Non si può definire propriamente software, così come non è paragonabile a un metodo di calcolo. Si può concepire come una sorta di filosofia destinata a guidare il mondo dell’edilizia: significa orientarsi verso l’utilizzo sempre più organico della tecnologia. L’intelligenza artificiale delle macchine andrà a risanare le lacune degli errori umani, facendo risparmiare notevolmente. La digitalizzazione fa esattamente questo, ovvero, modifica radicalmente la nozione di ‘prodotto’ che si ha, la sua visione, la conoscenza di esso, i ruoli e le responsabilità che orbitano attorno ad un determinato tipo di lavoro.
Questo tipo di trasformazione richiederà del tempo dato che l’Italia è un paese fortemente legato alla cultura analogica. Quello che non deve mancare per proiettarsi verso questo tipo di lavoro è il coraggio, la voglia di cambiare ed investire. Dovremmo saper scrollarc di dosso la pigrizia atavica che rallenta il nostro Paese: è contro la pigrizia del mercato che si trova a combattere il mondo digitale. “In questi anni il mercato non si è autoregolato” sostiene Giuseppe Martino Di Giuda, docente del Politecnico di Milano “ privati avrebbero potuto decidere di applicare il BIM, sapendo dalla direttiva comunitaria del 2014 che nel 2016 avremmo dovuto recepirla, ma non lo hanno fatto. Anzi molti soggetti hanno richiesto una proroga. Ora il termine di 24 mesi appare congruo per organizzare anche in Italia l’introduzione del Bim, che non è semplicemente un software, ma un lavoro meticoloso e preciso di project management”. E ancora prosegue sostenendo che “Da noi manca una visione strategica e di sistema che abbiamo visto applicata in altri Stati europei. Ecco perché occorre un “soft landing” verso l’obbligatorietà del BIM”.

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